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Barigelli come mai non dici nulla sul caso Covid Torino – ASL? Vale solo per la Lazio essere un giornalista?


“Le domanda sorgono spontanee” parafrasando una frase divenuta famosa grazie a un grande giornalista come Antonio Lubrano e che mai come ora è d’attualità verso un direttore di giornale che a quanto pare si distingue più per i due pesi e le due misure che per una rappresentazione obiettiva del mestiere del giornalista.
caro direttore Barigelli, dov’è l’esposizione dei fatti dettagliati con tutte le incongruenze che questo caso Torino – ASL palesa messe in bella mostra con titoloni in prima pagina e con inchieste all’interno del giornale? Dove sono le schiere di giornalisti inviati al seguito e sguinzagliati h 24 per trovare “la verità giornalistica” che tanto lei Direttore ha sbandierato in occasione della guerra iniziata contro la Lazio? Guerra da lei definita appunto “ una doverosa informazione della verità oggettiva”. Ebbene dov’è ora questa verità oggettiva? Dove sono i titoloni sul “rispetto del protocollo “ che sempre secondo lei Barigelli, la Lazio avrebbe violato e pertanto meritevoli di condanna senza se e senza ma? Come mai lei Barigelli adesso sta urlando che la federazione dovrebbe avere il buon senso di tutelare il calcio italiano a dispetto di quel protocollo che lei ha tanto chiesto ai procuratori federali che fosse rispettato al 100% chiedendo una condanna esemplare contro una Lazio rea di non essersi attenuta ai principi di tale protocollo firmato all’unanimità da tutte le società professionistiche? Ma come, prima lei direttore creato dei veri e propri mostri da sbattere in prima pagina come Lotito, come il dottor Pulcini, come Immobile, come il laboratorio di analisi tamponi di Avellino reo solo di aver stipulato un accordo con la Lazio e la Salernitana (in perfetta ottemperanza dei requisiti che la federazione attraverso il protocollo esigeva) tutti imputati di aver violato le norme federali protocollate con il governo, ed ora invece difende chi questo protocollo lo ha palesemente violato non presentandosi ad un match che la federazione ha ribadito, doveva giocarsi. Ora si sono ribaltate le situazioni? Prima caro Barigelli era il paladino del rispetto di tale protocollo perché faceva comodo al suo editore che ormai è verità pubblica, le ha letteralmente imposto la linea da seguire. Anche ora continua a farsi imporre le linee da seguire buttando nel cassonetto della spazzatura  quella dignità di uomo e quel riferimento del mestiere del giornalista che mette sopra ogni cosa, il raccontare i fatti realmente per quelli che sono, senza romanzarli, senza ingigantirli, senza alterarli, senza inventarli.
Prima si, ora no? Tutto perché Cairo le ha dato il posto di direttore della Gazzetta dello Sport, quotidiano sportivo di indubbio prestigio nazionale ed internazionale ma che ahi noi, trova nella sua direzione attuale cioè Lei Barigelli, non modestissimo lavoratore del mestiere che per 30 anni non ha fatto altro che il “pendolare” delle testate giornalistiche” andando a destra e a manca con ritorni e abbandoni plurimi delle stesse testate. Uno squallido viaggiare elemosinando un posto di condirettore e schierandosi contro i suoi stessi colleghi di giornale  per accaparrarsi le grazie dell’editore che guarda caso “ coincidenza” dopo tale alleanza, la nomina direttore ben sapendo che avrebbe abbassato il capo ad ogni sua richiesta. Ma se non le è mai stato offerto un posto da direttore in un giornale prestigioso in 30 anni di mestiere, ci sarà una ragione oppure no? Se al massimo era capo redattore o condirettore (che contava zero), se ogni due anni era quasi costretto a cambiare testata, ci sarà una ragione oppure no?
Ma se attraverso il suo continuo abbassare il capo ha contribuito a far andar via un direttore della Gazzetta dello Sport che stava li da quasi 10 anni (ancor prima dell’avvento di Cairo come proprietario), insieme ad altri validi giornalisti che si sono permessi di contestare a Cairo il fatto che determinati sacrifici economici chiesti dall’editore in tempo di Covid, non li avrebbero più fatti a dispetto di un dividendo di utile di milioni di euro che il giornale ha avuto a chiusura dell’anno 2020 e che avrebbe dovuto garantire invece un salario equo e non una rinuncia cospicua di soldi come se il giornale non avesse più nulla da investire, diventa logico che si possa arrivare alla ragionevole consapevolezza che Cairo l’ha ha insignita del ruolo di direttore solo per avere un fedele scudiero al suo fianco in maniera incondizionata e senza alcun potere di parola e pensiero oppure no?
Senza parlare poi della tua fede sportiva romanista da lei stessa sbandierata con naturalezza e arroganza. Senza contare con quanta parzialità ha scritto articoli sui derby tra Roma e Lazio che la collocano come uno dei maggiori esponenti della categoria dei “giornalisti con la sciarpa al collo”. Senza contare le castronerie scritte solo per denigrare qualcuno senza dimostrare nulla ma solamente per creare quel polverone mediatico che spesso arreca molti più danni di una verità scomoda ma reale. Senza contare come il giornale abbia fatto una clamorosa flessione di vendite e di attenzione nel periodo del suo “maggiordomato” (consentitemi la licenza poetica del termine), il che la dice lunga sulle sue presunte capacità di gestione di un quotidiano sportivo.

Insomma Barigelli, ma quando avremo la lieta novella del suo ritiro definitivo bello comodo nella sua casetta seduto in poltrona con il plaid sulle gambe e il semolino come cena? Quando ci dara’ questa gioia infinita di vederla finalmente sparire dal panorama giornalistico italiano che avrà così modo di festeggiare la fine di una pestilenza subdola, brutta nell’odore e insapore? Il giornalismo non è roba per lei, trovi conforto in altri ambiti, fara’ un enorme favore alla società tutta, l’unico in 30 anni di disonorata carriera.

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