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Champions League 20-21: Storia di un fallimento annunciato per il calcio italiano


Questa sera salvo autentico “miracolo” sportivo, la Lazio dirà addio alla massima competizione europea. Troppo evidente il divario tecnico ed economico tra le due compagini, ma ad ogni modo la Lazio dopo 20 anni è riuscita ad accedere agli ottavi di finale di Champions e già questo può considerarsi un ottimo punto di partenza. Questa edizione in particolare ha evidenziato la differenza tra la realtà del calcio italiano e quelle di altri paesi europei. L’Italia è assolutamente indietro rispetto a queste realtà, lo è sotto un profilo tecnico, sotto un profilo economico ed anche di crescita di giocatori nel proprio vivaio. Solo la Juventus tra le prime 4 del nostro campionato infatti può contare sullo stadio di proprietà, impianto che di per sé non garantisce un significativo incremento di introiti per competere a livello internazionale. Per sopperire a tale divario la Juventus ha ingaggiato Cristiano Ronaldo, campione autentico e di indiscussa caratura internazionale, ma questo grandissimo sforzo economico nel corso di questi si anni si sta rivelando un vero e proprio flop. Come dicevo il solo stadio non può garantire introiti stratosferici, questi impianti necessitano di attività annesse che consentano ai tifosi di vivere la propria passione 24 ore su 24 e non esclusivamente per i 90 minuti della partita. Senza dubbio questo periodo di pandemia associata ad una crisi economica senza precedenti incide ed inciderà chissà ancora per quanto tempo, ma il calcio italiano esce letteralmente con le ossa rotte dalla Champions League e questa clamorosa, ma a mio avviso annunciata disfatta, dovrebbe far riflettere i poteri forti del calcio nostrano. Parliamoci chiaro, il calcio italiano ha perso e continua a perdere sempre più credibilità, troppe situazioni anomale, protocolli non chiari e non rispettati, diatribe pittoresche sui diritti Tv e molto altro, per non parlare di società con centinaia di milioni di euro di debiti sulle spalle libere di agire in sede di calciomercato senza limiti o con controlli a dir poco blandi. In un paese civile e soprattutto dove vige il rispetto delle norme queste squadre non scenderebbero nemmeno in campo, ma siamo in Italia e quindi tutto è permesso, pertanto a mio avviso ci meritiamo di non essere considerati e di non avere alcuna squadra italiana tra le grandi 8 del calcio europeo. Chi semina vento, non può che raccogliere tempesta….. i proverbi nella vita sono sempre attuale e soprattutto non si smentiscono mai…………………

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