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Chiedi chi erano gli Eagles’ Supporters… (terza puntata)


(19 novembre 2016 ore 8.30) 

«Ilarioooooo Ilariooooo Ilariooooo», il coro degli Eagles era quasi un’evocazione propiziatoria quell’anno, il 1981, che doveva segnare, assolutamente e necessariamente, il ritorno in serie A della Lazio, sbattuta in serie B l’anno prima da uno scandalo scommesse che fu lo spartiacque negativo della nostra storia.
La Lazio era stata costruita nei minimi dettagli per risalire la china dal direttore sportivo Luciano Moggi che scelse una garanzia per la panchina, quell’ Ilario Castagner, artefice del miracolo Perugia di qualche anno prima, ed ottimi giocatori per la squadra, tra cui ricordiamo Bigon, Viola, Citterio, Sanguin, Chiodi, Greco, Mastropasqua, ecc.
E per accompagnare il cammino di questa squadra gli Eagles diedero fondo a tutte le loro energie: nelle partite casalinghe il tifo era davvero impressionante, costellato anche da splendide coreografie come quella inscenata contro il Milan, l’altra reproba del campionato cadetto, mentre le trasferte portavano migliaia di tifosi biancocelesti in ogni dove.
Ferrara, Cesena, Genova, Lecce, Vicenza, ecc. furono prese d’assedio dagli Eagles Supporters che dettarono le regole del gioco: anche fuori casa la Lazio aveva il sostegno di una grande curva, la Nord.
Il campionato vedeva la Lazio macinare avversari su avversari, risultando la regina incontrastata del torneo sia per gioco che per mentalità.
Nella trasferta in terra romagnola, la curva laziale è presente in massa; è una curva strapiena al “La Fiorita” di Cesena con i tifosi provvisti di sciarpe, bandiere e tamburi rigorosamente colorati di biancoceleste. Spunta, tra i tanti,uno striscione di apprezzamento per Stefano Chiodi… Dinamite a cui gli Eagles dedicarono un coro ad personam che così recitava:
«Rulleranno i nostri tamburi, le bandiere al ciel alzeremo, canteremo fino alla morte finché Dinamite non ci fa un gol, quando Stefano segnerà sotto la Nord lui correrà, tutti insieme lo abbracceremo e tutti insieme canterem, canterem, canterem, Stefano Chiodi Stefano Chiodi segna per noi segna per noi». Come è facile arguire, il centravanti proveniente dal Milan era entrato nel cuore dei tifosi, anche se, come vedremo nel prosieguo del racconto, il finale non sarà propriamente da tramandare ai posteri.
Dicevamo del feeling creatosi tra gli Eagles e l’allenatore Ilario Castagner, prova ne è questa lettera aperta di uno dei responsabili degli Eagles Supporters pubblicata nella rivista omonima del 4 gennaio 1981:
«Mister Ilario,
Questa mia vuole esprimere il pensiero di tutte quelle persone che si sentono orgogliose di considerarsi tifosi. Essere laziale è bello, sentirsi profondamente legati a questa squadra che ha vissuto momenti belli e nello stesso tempo (e sono molti) tristi. Perché si chiederà Lei questa premessa? Perché è bene che si sappia quali sono quei vincoli indissolubili che legano la Lazio squadra a noi tifosi che le siamo stati sempre vicini, che per lei abbiamo sofferto e pianto per la perdita di due persone che rimarranno nei nostri cuori per l’eternità (Maestrelli e Re Cecconi – n.d.r.). Per questo, in un momento così delicato per la società (tanto per cambiare), mi rivolgo a Lei, e non creda che questa lettera sia un fatto isolato perché scritta da un semplice tifoso, ma il pensiero (almeno mi auguro) di tutti quelli che continueranno a voler bene a questa squadra. Ricordo quel 25 luglio a San Terenziano, quando noi eravamo lì a piangere per l’ingiusta retrocessione e Lei con serenità e semplicità ci confortò dandoci il suo appoggio, aiutandoci a superare quel difficile momento, e quel giorno capimmo chi era il nuovo allenatore della Lazio e non fu difficile per noi paragonarla a Tommaso Maestrelli, perché oltre al Castagner allenatore ci colpì come uomo. Per questo ho sentito il bisogno di scriverLe questa lettera in un momento così particolare dove le beghe interne tra dirigenti stanno facendoci perdere un allenatore ed un uomo che non avevamo più dal magico giorno dello scudetto. Non voglio essere il difensore di nessuno, ma crediamo in Lei e speriamo che sia il prosieguo di quel fantastico indimenticabile maestro di vita e, come sei anni fa, possiamo con Moggi D.S. ritornare dalla serie B alle vette del calcio italiano che una società come la nostra merita. Per questo ho sentito il bisogno di scriverLe questa lettera in un momento così particolare dove le beghe interne tra dirigenti stanno facendoci perdere un allenatore ed un uomo che non avevamo più dal magico giorno dello scudetto. Non voglio essere il difensore di nessuno, ma crediamo in Lei e speriamo che sia il prosieguo di quel fantastico indimenticabile maestro di vita e, come sei anni fa, senza una società alle spalle, possiamo con Moggi D.S. ritornare dalla serie B alle vette del calcio italiano che una Società come la nostra merita. Non Le chiediamo niente dei suoi programmi, che senz’altro avrà tracciato, ma sappia che in qualunque modo andranno noi Le saremo vicini».
(Continua)

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