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Chiedi chi erano gli Eagles’ Supporters… (prima puntata)


(2 novembre 2016 ore 11.15)

Chiedi chi erano gli Eagles Supporters e ti sarà risposto.

In un caleidoscopio di sciarpate, di fumogeni, di cori che salgono fino in cielo per la loro potenza, di scenografie mozzafiato, la storia del gruppo portante del tifo biancoceleste a cavallo tra gli anni Settanta-Ottanta ancora risuona imperiosa nelle aule dell’Università del tifo.

Già, per chi è nato, come me, con una sciarpa in mano e con una voce pronta ad essere messa a disposizione della Lazio è facile dire chi erano gli Eagles Supporters…

L’idea scatenante e geniale fu del compianto e rimpianto Tonino Di Vizio, figura storica dei clubs laziali, che nel 1976, vista la parcellizzazione dei gruppi biancocelesti esistenti, decise che la soluzione migliore per un tifo più organizzato fosse quella di riunire tutti i nuclei giovanili sotto un’insegna unica, i GABA (Gruppi Associati BiancoAzzurri). Da quel momento fu un crescendo rossiniano e incontrastato: tra tamburi, bandieroni ed altro materiale pirico i ragazzi dei GABA presero possesso della curva sud e cominciarono a diffondere i dettami del tifo biancoceleste: tifo continuo, apolitico (nei limiti del possibile…) ed ispirato al modello inglese.

L’esordio del meraviglioso e lunghissimo striscione (54 metri) degli Eagles Supporters avvenne nei primi di ottobre nella sfida contro la Juventus, in curva sud, anno di grazia 1977 (alla fine la Lazio conquistò un insperato piazzamento europeo). Particolare gustoso fu che in quell’occasione Aldo Donati registrò i cori che fecero da sottofondo al suo inno che ancora oggi sentiamo allo stadio, il memorabile «So già du ore» (nella primissima versione infatti il disco partiva con il rullare di tamburi ed il coro Lazio Lazio… per chi se lo ricorda brividi veri…).

Già si capiva una cosa: che la Lazio avrebbe avuto un sostegno senza eguali in Italia e che molti avrebbero imitato il modo di tifare degli Eagles. Un tifo senza soluzione di continuità, come dicevamo, un apporto vocale che rasentava quello che si sentiva negli stadi d’oltremanica.

Naturalmente è impossibile scrivere in poche righe la storia di questo gruppo: questo è solo un assaggio, ma già si può dire che la Lazio, la sua storia e tutti i gruppi che vennero dopo debbono molto a quei ragazzi, veri e propri pionieri del tifo.

Per darvi un’idea chiudiamo questo primo flash back sugli Eagles Supporters con uno stralcio ripreso dall’omonima rivista del 1980.

Gli ES sono autonomi e le loro uniche entrate provengono dal tesseramento che consente ai giovani di iscriversi o come soci con sole 3.000 lire o come sostenitori con 5.000 lire, validità annuale. Le spese sono enormi: solo per le trasferte occorrono tanti soldi e così gli ES cercano di aumentare i loro introiti con i contributi degli altri tifosi durante le partite in casa. Non è certo il modo migliore, ma ciò permette di non chiedere niente alla società rimanendo fuori da manovre di qualsiasi tipo. La notorietà è stata ottenuta in tutta Italia con la partita Lazio-Torino con lo striscione «Forza Radice vinci lo scudetto della vita», un gesto nobile che ha dimostrato il cuore di questi ragazzi (Radice, allenatore del Toro, aveva avuto un terribile incidente d’auto, ma alla fine si salvò – n.d.r.). «Novantesimo minuto» la trasmissione che va in onda la domenica pomeriggio presenta gli ES nella sigla di apertura. Questi ragazzi portano sempre più in alto il nome della nostra Lazio, nel nome dell’amore di un’aquila.

Ecco chi erano gli Eagles, una lezione d’amore che tutto il popolo biancoceleste terrà sempre a mente.

To be continued…

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