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Da Cardiff a Roma … arrivederci al 13 agosto


(4 giugno 2017 ore 10.30)

Il trionfo del Real Madrid contro la strombazzata armata (brancaleone, nella fattispecie) juventina è stato soprattutto la cronaca di un disastro annunciato del pur bravo Allegri e proprio per questo ancora più grave.
Non credete a quelli che vi dicono che il Real è più forte e quindi doveva giocoforza vincere; non è così superficiale il calcio per convalidare una tesi del genere. Il secondo tempo bianconero, un vero e proprio crollo fisico, mentale e tattico ha radici profonde che attecchiscono nel finale di campionato gestito in modo dilettantistico dal tecnico livornese.
In pratica, senza entrare nei meandri tattico fisiopsicologici della gara, Zidane, che il suo presidente Perez in uno slancio di generosità ha definito «un genio», ha semplicemente raccolto i frutti di una gestione calibrata e razionale del percorso preparatorio alla finale. Esatto contrario di Allegri che da quell’Atalanta-Juventus (imbarazzante) per chiudere con quel roma-Juventus (grottesco) ha compiuto tutti i passi necessari per la figura barbina fatta nella gara contro i blancos madrileni.
Dunque di cosa si è reso responsabile Allegri? Innanzitutto è stato tradito da una presunzione mastodontica. Ha voluto vincere lo scudetto il 21 maggio, gara casalinga con il Crotone, quando aveva avuto parecchie opportunità per chiudere il discorso ben prima, regalando ai suoi e a sé stesso vitali giorni di alimentazione mentale e fisica per affrontare una gara difficile come quella del 3 giugno.
Peraltro dopo la vittoria dello scudetto rimarchiamo la brillantissima idea di concedere tre giorni di riposo ai suoi giocatori, riprendendo la preparazione il 25 maggio ad appena 8 giorni dall’evento più importante. La mente non è un interruttore che si può accendere e spegnere quando si vuole. Se si spegne, si spegne punto e per riaccenderla possono passare mesi o anni. Guardate il secondo tempo bianconero: ebbene non vi sembra che si sia spenta la luce o che i giocatori abbiano lasciato perdere proprio perché non ne avevano più? E perché non ne avevano più? Evidentemente si è arrivati al 3 giugno esausti, consumati anche perché si sono voluti dominare gli eventi senza pensare che gli eventi avrebbero dominato la Juve.
Non vincere lo scudetto a Bergamo o in casa col Toro o all’Olimpico contro la roma (bastava un punto, senza considerare che quella gara ha alterato la fisionomia della classifica) ha pericolosamente bruciato le già fragili sinapsi bianconere. Pensate se lo scudetto fosse stato vinto quando doveva essere vinto. Si è scelto, sbagliando, di regalare la partita alla roma per poi giocarsi tutto e in formazione titolare un’intralciante, ai fini bianconeri, finale di coppa italia contro la Lazio; altro dispiego di energie inutili per vincere una dodicesima coppa italia. Provate a dire ad uno juventino che si fa di quella coppa italia di fronte al disastro Champions … e se farebbe a cambio tra le due coppe …
Quello che è certo è che Allegri (ma non lo dirà mai) se avesse la possibilità di tornare indietro cambierebbe e di molto questa strategia che lo ha portato al bagno di sangue di Cardiff. Una resa incondizionata che potrà lasciare segni profondi nel futuro prossimo.
Nel frattempo comincia la lunga fase di preparazione alla finale di Supercoppa italiana. La Lazio dovrà presentarsi strutturata, e soprattutto cattiva, per rompere il digiuno che dura ormai da decenni contro la Juventus. Non si può proprio perdere una quinta finale consecutiva contro la stessa squadra.
Lazio avvertita, mezza salvata e arrivederci al 13 agosto. Con Cardiff sullo sfondo…

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