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Il debito dell’As roma ed il silenzio degli onniscienti


4 APRILE 2017 ORE 12:45

Il 28 Marzo, sulle pagine web de “Il Sole 24 Ore”, è apparsa una notizia che proprio non ci ha lasciati indifferenti: a tal proposito, citando testualmente, si evince che: “As Roma paga in ritardo gli stipendi dei calciatori e allenatori. Il dato emerge dalla relazione finanziaria semestrale consolidata al 31 dicembre 2016, chiusa con una perdita netta di 53,37 milioni, in peggioramento rispetto ai -3,42 milioni nello stesso semestre dell’esercizio precedente”.
Ancora, nello specifico: “A fine 2016 il gruppo As Roma aveva debiti verso dipendenti e tesserati pari a 31 milioni, aumentati di 10 milioni rispetto al 30 giugno 2016. Questi debiti – dice la relazione approvata dal cda giallorosso – sono composti per 28,54 milioni da «emolumenti spettanti ai tesserati, per le mensilità di novembre e dicembre 2016» («interamente corrisposti – dice il documento – alla data della presente relazione», che è del 28 febbraio 2017) e per premi individuali maturati nella frazione dell’esercizio al raggiungimento di prefissati obiettivi sportivi”.
Ad una situazione tanto grave dovrebbe – ma il condizionale è ormai d’obbligo, riferendosi alle alterne vicende giallorosse – costituire un campanello d’allarme tanto per i tifosi della roma – cui tale disastro economico dovrebbe destare più di una preoccupazione – quanto per i sempre solleciti, se indagate altre realtà sportive, onniscienti opinionisti del calcio nostrano. Invece, il nulla: una notizia col potenziale della prima pagina urlata, dell’allarme, della corsa al salvataggio della società capitanata da Pallotta viene relegata al fondo dell’opinione pubblica, ché tacerla è meglio per non complicare la marcia trionfale dell’armata (brancaleone) romanista.
Eppure sarebbe necessario non ignorare una fonte così autorevole in materia economica, dalle cui rivelazioni potrebbe scatenarsi un effetto domino di estrema importanza per la Serie A tutta: il ritardo nei pagamenti (o addirittura il mancato pagamento) comporta l’applicazione di una penalizzazione in classifica, con successivo stravolgimento della lotta per le prime posizioni. Che la roma abbia un bilancio da profondo rosso è noto da anni, pur quando arrivò la tanto attesa sanzione dell’Uefa in merito alle violazioni dei parametri di fair play finanziario. Come mai si minimizzi il problema è pur di facile immaginazione: in quel che viene definita “distrazione di massa”, meglio spostare le attenzioni su immaginari testa a testa – nonostante portino, in campionato e nella partecipazione europea, a frustranti risultati. E poi tenere alta la tensione per la costruzione dello stadio (non di proprietà), battibeccare sul futuro dell’allenatore (sembra chiaro che Spalletti sia fuori dal progetto giallorosso) ed aggrapparsi al nuovo asset societario – quando è invece evidente che l’arrivo di nuovi talent scout serva, senza ulteriori giri di parole, a concretizzare quanto riporta in chiusura il già citato articolo de “Il Sole 24 Ore”: “Il cda, guidato dall’a.d. Umberto Gandini, ha convocato l’assemblea dei soci per il 10 aprile 2017 per interventi sul capitale in base all’articolo 2446 del codice civile. Il cda propone di rinviare l’adozione dei provvedimenti ad una successiva assemblea. Se la Roma non fosse in grado di reperire risorse adeguate per «continuare la normale operatività», afferma il cda, «la società potrà fare affidamento sul realizzo dei suoi asset aziendali, e in particolare sui valori dei diritti pluriennali alle prestazioni sportive dei calciatori»” – ovvero capitalizzare plusvalenze in modo da diminuire le perdite.

Quale futuro per la Roma? Con la minaccia di una rosa smantellata per la copertura di un passivo a tre cifre, con una strategia mirata alla vendita al rialzo di tale giocatore, con un gap economico tra le altre società di vertice che va allargandosi, ai giallorossi non resta che magnificare le vittorie sul campo – le stesse ottenute per la non concessione di un rigore solare all’avversario, o per l’annullamento di un goal contro per fuorigioco inesistente. Agli altri la consolazione di poter competere con lungimiranza, tanto economica quanto calcistica.

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