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La mia Lazio, ovvero la storia d’amore tra Cesare Persichelli e la Lazio (parte prima)


(8 novembre 2016 ore 13.50)

Cuore di Lazio è orgoglioso di ospitare un pezzo di storia della Lazio, l’avv. Cesare Persichelli al quale ho rivolto dieci domande. Ne è venuto fuori un affresco emozionante sulla storia biancoceleste che tramandiamo ai giovani lettori per custodirne l’insegnamento. Cesare ha risposto con entusiasmo e con dovizia di particolari, tanto che scherzando gli ho detto che mi ha dato materiale per un libro anzi un’enciclopedia, tutta colorata di biancoceleste e della professionalità di un uomo che tanto ha dato alla causa comune. Ho diviso l’intervista in due puntate per dare modo di leggere con attenzione quello che ci ha detto Persichelli.

Ultima annotazione: nella splendida foto della copertina Cesare è quell’uomo alto con gli occhiali dietro Nanni e Re Cecconi dopo il derby vinto nel 1974.

Bando alle ciance ed ecco a voi il testo.

  • Autoritratto di Cesare Persichelli, quanto hai dato alla Lazio e cosa è la Lazio per te.

 

Nasco il lontanissimo 31 marzo 1933 e mi entusiasmo subito al gioco del calcio, trascinato in questa passione da un appuntato dei Carabinieri, tifoso del Bologna, che frequentava la nostra casa perché cugino della collaboratrice domestica.

Era il 1938, epoca dei campionati del mondo, mi innamoro per radio di Silvio Piola e trasferisco la mia passione dalla Nazionale alla Lazio, entrambe mai più abbandonate.

Compiuti gli studi, dopo la laurea in giurisprudenza, inizio la pratica legale, divento avvocato e all’epoca della trasformazione della Lazio in s.p.a. vengo nominato componente del Collegio sindacale.

Nei tre anni di sindacatura, stante la vicinanza tra il mio studio, in via Oslavia, e la sede della Lazio, in via Col di Lana, frequento molto l’ambiente biancoceleste, collaborando nella soluzione di varie problematiche fino a meritare la nomina a Consigliere d’Amministrazione, carica che rivestirò continuativamente, per lasciarla soltanto nel 1983, allorquando Giorgio Chinaglia, diventato proprietario e Presidente della società, preferisce rivolgersi ad altro legale.

In questi lunghi anni, e precisamente a partire dal girone di ritorno del campionato 1971/72, inserito nel censimento della Lega Nazionale Professionisti fra i tesserati abilitati, fungo a volte da dirigente accompagnatore e costantemente da addetto all’arbitro nelle partite casalinghe: in quest’ultima qualità ho saltato una sola partita, un Lazio-Torino della fine del 1979.

Benché abbandonato dalla Lazio, non smetto di amarla, mentre l’impegno professionale sportivo si svolge in strutture federali quali la Lega e la Federazione; in particolare sono stato Presidente del Collegio Arbitrale presso la LNP e responsabile dell’Ufficio Legale di entrambe, della prima fino al 1996, della seconda fino al 2002.

Ho poi continuato attività professionale in ambito sportivo quale componente della Corte Federale.

Alla Lazio ho dato, in poche parole, tutto quello che avevo: tempo, professionalità e soprattutto passione che, come accade nei tifosi autentici, si accende e brilla nei momenti più difficili.

La Lazio è la cara compagna della mia, ormai lunga, vita: è stato un amore costante, secondo soltanto a quello per la mia famiglia, peraltro mai gelosa e sempre coinvolta nel sentimento biancoceleste: mio figlio Stefano – oggi Consigliere Federale F.I.P. – ha giocato ed è stato capitano della Lazio Basket conducendola ad una promozione in serie B, i miei nipoti Saverio e Giacomo hanno giocato a rugby nella Lazio Primavera, il primo, a sua volta, fungendo anche da capitano.

Cosa aggiungere?

  • Hai vissuto varie fasi della storia della Lazio. Il momento più bello e quello più brutto.

 

I momenti belli, come del resto quelli brutti, sono stati tanti: quello che ricordo con particolare piacere l’ho vissuto il 12 maggio 1974, ero in campo, sulla panchina della squadra del cuore, a gioire nell’indicabile giorno del primo scudetto: il sogno del bambino che a 5 anni, nel 1938, aveva cominciato a tifare Lazio, si era realizzato nella più esaltante delle maniere.

Fra i momenti brutti ricordo l’angoscia e lo sgomento che mi colpirono, insieme a tanti altri, nelle fredde mura dell’Ospedale S. Giacomo quando morì Luciano Re Cecconi; i medesimi sentimenti mi rattristarono quando venne ucciso Vincenzo Paparelli: uno di noi. Sul piano strettamente sportivo, il momento più brutto è stato quando il Segretario della CAF, un amico, mi comunicò telefonicamente ed in anteprima, una mattina molto presto di un indimenticabile giorno di primavera del 1980, che la Corte, ribaltando il verdetto di primo grado nel procedimento per il primo scandalo scommesse, aveva retrocesso la Lazio in Serie B: ero sconfitto come tifoso, come uomo e come professionista.

  • Sei entrato in contatto con tanti personaggi, giocatori, presidenti ecc. ecc.; qual è quello che è rimasto più dentro di te?

 

Sicuramente Roberto Lovati, un amico affettuoso che ho assistito in alcune importanti vicende della vita, il nostro reciproco sentimento è stato trasmesso al figlio Stefano che è l’ortopedico di fiducia mio e dei miei familiari.

Roberto, pur venendo dalla Lombardia, era laziale nelle viscere: ho avuto con lui un lunghissimo rapporto d’amicizia che poteva finire solo con la morte di uno dei due, mi ha preceduto e mi manca molto.

 

  • Sei un esperto di diritto sportivo; come si è evoluta la materia nel corso degli anni e cosa si può fare de jure condendo?

 

L’evoluzione del diritto sportivo è materia così ampia da non poter offrire in questa sede esauriente trattazione.

Sia concesso ricordare che nell’ambito di un corso riguardante proprio tale diritto, sarò Relatore, assieme ad altri due illustri professionisti, di una lezione, già fissata al 10 febbraio 2017, riguardante lo sviluppo e le prospettive della legge fondamentale in materia, quella n. 91 del 1981.

A mio avviso altra tappa basilare dell’evoluzione in discorso è la Legge 17/10/2003 n. 280, con la quale è stato convertito in legge, con modificazioni, il decreto 19/08/2003 n. 220, laddove prevede la giurisdizione esclusiva del Giudice amministrativo e la competenza territoriale del Tar Lazio nei casi in cui questioni originatesi nell’ambito dello sport assumono rilevanza anche per l’ordinamento statuale.

Queste disposizioni hanno sottratto controversie calcistiche alla giurisdizione di vari Tribunali, ordinari ed amministrativi (fra questi ultimi ricorso in particolare il Tar Sicilia), che spesso giudicavano sulla spinta di pressioni ed emozioni locali.

Sotto un terzo profilo, poiché, come tutti sappiamo, ogni legge è migliorabile, mi auguro che in futuro si disciplini in maniera più soddisfacente il fenomeno del doping, dei suoi controlli e delle sue sanzioni, e si provveda ad emanare normative a tutela della salute degli atleti, limitandone gli impegni, in quanto, come accade tutte le settimane, gli infortuni, soprattutto nel gioco del calcio, si riproducono con allarmante frequenza.

(Continua).

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