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Lazio, ora inizia tutto


(lunedi 3 settembre 2018  ore 16,15)

C’è la sosta del campionato, la prima, e avviene dopo 3 giornate giocate. Ecco quindi che possiamo fare una prima analisi della situazione considerando anche il periodo, gli avversari, e se stessi inteso come squadra.
Lo scorso anno di questi tempi con 3 partite giocate, la squadra biancoceleste aveva 7 punti in classifica avendo pareggiato la prima in casa con la Spal (0 – 0), e vinto le altre due a Verona contro il Chievo (1 – 2) e di nuovo in casa contro il Milan (4 – 1).

Quest’anno invece solamente 3 punti.
L’analisi della Lazio 2018/2019 parte proprio da qui, da questi 3 punti conquistati ieri contro il Frosinone in casa per 1 – 0. Lo scorso anno la preparazione estiva della truppa di Inzaghi era stata programmata per arrivare brillanti alla finale della supercoppa italiana del 13 agosto contro la Juventus. La brillantezza infatti fu proprio la caratteristica principale di quella meritata vittoria, e tale requisito ha permesso alla Lazio di continuare sull’onda per tutto il girone di andata andando a conquistare ben 40 punti dei 72 complessivi di fine stagione. Però tale brillantezza e tale preparazione avevano un rovescio della medaglia che si è materializzato nel girone di ritorno non consentendo alla squadra di ripetere il ruolino di marcia del girone d’andata e di andare ad occupare uno dei quattro posti Champions. Ovviamente in tutto questo contrasto non trascuriamo affatto le palesi ingiustizie arbitrali che hanno contribuito fattivamente a non guadagnare quei punti meritati sul campo, però che la squadra già al girone di ritorno non fosse più così brillante, lo vedevamo tutti. Quest’anno Inzaghi e soci, hanno programmato diversamente la preparazione, puntando ad esser meno brillanti all’inizio per avere più birra in corpo nel periodo fondamentale di una stagione, cioè il periodo marzo – maggio del prossimo anno. Tutto giusto, tutto bello , tutto logico e sensato. Peccato però che come spesso avviene, l’imponderabile ci mette lo zampino ed ecco quindi che ti ritrovi nelle prime due giornate di campionato, a doverti scontrare con le prime due classificate del torneo scorso, e stavolta non hai la brillantezza che avevi un anno fa e quindi ecco che stenti. Col Napoli in casa alla prima meritavi tutto sommato un pari, con la Juventus alla seconda , a casa loro, sei rimasto in partita fino al 75° ma senza renderti particolarmente pericoloso. E’ chiaro che se prima del ritiro di Auronzo, Inzaghi & Company avessero saputo le avversarie delle prime due giornate, probabilmente, avrebbero impostato diversamente l’inizio. Mai avrebbero pensato a questo inizio in salita, e che salita. Eccoci quindi alla terza partita, quella in casa col Frosinone neo promosso. La Lazio ha zero punti, gioca imballata, qualche suo uomo fondamentale, non è in condizione per logiche ragioni, vedi il Mondiale e quindi ritardo di preparazione (Milinkovic, Badelj e Caceres), Vedi infortuni e quindi indisponibilità (Berisha), vedi recupero dall’infortunio per tutta la durata del ritiro dolomitico (Luis Alberto), e qualche altro uomo è squalificato, vedi Lulic e Lucas Leiva. Insomma, Inzaghi già alla prima è costretto a forzare la mano su elementi non ancora pronti per reggere una partita. Infatti la Lazio gioca molto bene 30 minuti contro il Napoli, e buoni 70 minuti contro la Juve a Torino, ma non bastano in entrambe le occasioni. Il Frosinone quindi diventava di colpo, la partita da vincere a qualsiasi costo, vuoi per il morale dei giocatori, vuoi per l’ambiente che vive eternamente sul filo della nevrosi autodistruttiva (volontaria e non), vuoi per una classifica che da subito sarebbe diventata tremendamente deficitaria. Tare e Lotito non si erano nascosti  nel rivendicare gli obiettivi stagionali, “…Posto Champions..” è stato il loro coro, e rimanere a zero punti dopo tre giornate o un solo misero punto, sarebbe stato già sconfessare o quasi, tutto quanto.
Il risultato finale però non deve trarre in inganno, la Lazio meritava ampiamente almeno due se non tre gol di scarto. Indubbiamente l’aver lasciato la squadra ciociara in partita con il rischio di farli pareggiare, è una colpa della Lazio. Ma è una colpa derivata dalla imprecisione sotto porta dei suoi giocatori più rappresentativi come Milinkovic, Parolo, Immobile, che in genere riescono a sfruttare alla grande le occasioni a disposizione. Ieri non è stato così e quindi i canarini frusinati, sono rimasti con la speranza che si potrebbe arrivare ad un insperato pareggio. La squadra biancoceleste prima s’innervosiva di non riuscire a passare in vantaggio, e dopo l’uno a zero, cominciava  a prendere corpo la paura di non farcela. Di qui la sofferenza che sofferenza pratica non è stata, che molti hanno descritto. Ora c’è la sosta, rigenerante per molti e che permetterà ad altri di acquistare minutaggio per presentarsi ad Empoli, con maggior convinzione dei propri mezzi tecnici che sono alti, e che devono far si che la Lazio cominci a viaggiare ai suoi ritmi, i ritmi di Inzaghi, quelli belli tosti e che hanno caratterizzato tutta la scorsa annata con molti record storici battuti come vittorie esterne, come gol fatti.
Ora contro la Juventus e il Napoli, saranno le altre a doverci giocare, e come stiamo vedendo dai risultati, nessuno quest’anno ha la vittoria in tasca portata da casa propria. Tranne la Juventus che sembra superiore di molto a tutte le altre pur avendo apertamente dichiarato come obiettivo primario la vittoria della Champions, in campionato, è mia ferma convinzione che la Lazio possa tranquillamente giocarsela con tutte le altre e quindi partecipare di diritto agli altri 3 posti Champions, sicuramente il terzo e il quarto. Con un calendario diverso, pur rimanendo imballati, la squadra avrebbe avuto sicuramente più dei tre punti attuali, ed è su questo punto che dobbiamo poggiare i nostri pensieri. Quando io ed altri parlavamo che il campionato della Lazio iniziava dal Frosinone, non era per calcolare le prime due giornate da cui la Lazio è uscita sconfitta, ma semplicemente perché la Lazio, imballata da una preparazione faticosa, adesso cominciava a prendere meglio la strada, ad essere più assestata al centro della carreggiata. Anche in passato la squadra è partita male nelle prime 3 giornate, addirittura nel primo anno di Pioli culminato con un quarto posto con un derby alla penultima giornata che valeva per l’ultimo posto utile in Champions. Perdemmo 3 delle prime 4 giornate. L’anno della Champions con Delio Rossi perdemmo due delle prime tre giornate. Ecco perché la Lazio iniziava in pratica il suo campionato alla terza giornata, perché pur avendo perso le prime due, c’è ancora quel margine per poter risalire e rimettersi nel gruppo che conta. La Lazio quest’anno ha una squadra migliorata nel complesso, “..meno corta…” per usare un termine caro a chi contesta sempre H 24.
“…eh ma non abbiamo un vice Immobile…”, nemmeno lo scorso anno lo avevi, eppure sei stato il miglior attacco della serie A e il quarto in tutta Europa…
“…eh ma la difesa senza De Vrij è più debole…”, ma lo scorso anno hai comunque preso 49 gol in campionato avendo De Vrij al centro della difesa.
I problemi non sono sostanzialmente i vice di qualcuno, ma come viene impostata la strategia dentro il campo. Ovvio che più uomini di qualità hai, e più è facile mettere in pratica tale strategia, ma questa è retorica allo stato puro. Tutti vogliono questo, tutti…anche la società si…ma so già che in pochi crederanno a questo.
Rimpiangiamo la cessione di Anderson, talento finissimo ma mosciaggine allo stato puro. In 5 anni con un potenziale di 50 partite l’anno, e cioè 200 partite nel lustro, ci ha deliziato al massimo in 15 -20 partite, e non nella loro interezza. Un 10% che non può essere sufficiente per far si che il giocatore stesso pretenda di non giocarsi il posto con altri. Poi attualmente lo vediamo al West Ham fare le stesse cose, anzi meno, e stare dopo 4 giornate a zero punti. Segno dimostrativo che incidenza e differenza nelle partite praticamente inesistente, eh si che le partite dai “Martelli” le ha sempre giocate dall’inizio, con quella titolarità che voleva qui alla Lazio.

Acerbi ha dimostrato come si può essere bravi e pratici al tempo stesso. A mio parere non sta facendo sentire la mancanza di De Vrij che è andato a cercar fortune al Nord. Pochi fronzoli, tanta applicazione, praticità pura, difendere difendere difendere…l’unica cosa che conta….per un difensore. A centrocampo Badelj consente alternative valide in tutti i ruoli (tranne gli esterni), Berisha quasi tutti (anche sull’esterno sinistro), Correa anch’esso, dimostra di avere tigna, tecnica per poter dare quel contributo di cattiveria agonistica che in altri giocatori non si manifestava. Infine Proto, secondo portiere Italo belga, sbeffeggiato da molti tifosi ignari del fatto che questo giocatore ha comunque la sua esperienza internazionale in Champions con l’Anderlecht, con l’Olympiacos, ed è un professionista serio e competente, quello che è mancato lo scorso anno costringendo Strakosha a fare gli straordinari, cosa che credo quest’anno non farà.
Quindi in conclusione, state calmi, riflettete sulle cose, fate un’analisi della situazione serena e non condizionata da preconcetti. La Lazio anche quest’anno reciterà un ruolo attivo nella corsa Champions, anche quest’anno il tifoso laziale avrà di che divertirsi. Tutto a patto di non darsi le martellate sui gioielli di casa con iniziative e nevrosi autodistruttive che solo l’ambiente laziale sa costruire ad arte e dove la comunicazione ci azzuppa il loro pane ben sapendo di poter fare una gustosa scarpetta col sughetto che trova preparato dai tifosi. Per una volta la scarpetta facciamola noi con loro li a fare da sugo…e dopo lasciamoli li a seccare e a rimanere incrostati in quel piatto che non verrà mai lavato.

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