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LAZIOCIDIO


(9 luglio 2016 ore 10.00)

E anche la telenovela Lazio-Bielsa si è chiusa. Epilogo devastante che molti avevano preconizzato. Epilogo ributtante che ricorda molti altri accaduti in passato.

Parlare di telenovela, teatrino, pantomima è probabilmente troppo poco. Qui siamo di fronte ad un vero e proprio LAZIOCIDIO: omicidio della Lazio. Sì, la Lazio è stata uccisa nel peggiore dei modi possibili. Abbiamo assistito nel corso degli anni a tante nefandezze. Ma questa, e non pecco di esagerazione, è la peggiore di tutte. Retrocessioni, scandali scommesse, disastri sportivi sono stati bypassati dalla tempra indomabile del popolo laziale. Ma ora di fronte a questo LAZIOCIDIO come si ripartirà?

L’aspetto inquietante di questo lo(s)co affare Bielsa è che nemmeno Mario Corsi, il popolare Marione conduttore radiofonico romanista ed antilaziale per antonomasia, avrebbe potuto fare di peggio. Ebbene sì, Lotito si è veramente superato nella preparazione, nella gestione e nell’esecuzione di questo assassinio. Un mese di tarantelle, di ripensamenti, di bugie, di comunicati, di viaggi, di ammissioni, di litigi, un mese che avrebbe fatto la gioia di Ionesco, re del teatro dell’assurdo.

Ma vi rendete conto? Dopo una stagione che definire fallimentare è poco, Lotito il giorno 5 giugno, imbeccato, così si dice, da Lo Monaco dirigente catanese, si mette al tavolo con El loco. Si piacciono, forse il matrimonio si può fare. Da quel giorno è un tourbillon di indiscrezioni, di annunci, di ambasciatori, di visti che a vederli ora lasciano sbigottiti. Lotito aveva un’unica risposta da dare a sé stesso e alla Lazio. Portare Bielsa sulla panchina biancoceleste. Inutile spiegare i motivi. E Lotito non solo non ha portato Bielsa, ma nell’imminenza del ritiro di Auronzo si è rifugiato nelle braccia di Simoncino, affidandogli la guida tecnica per la stagione incipiente. Ma non era più semplice affidarla subito all’ex tecnico della primavera, senza gettare fumo negli occhi di un ambiente già abbondantemente stufo di questo tipo di trattative sempre iniziate e mai concluse? E poi, ma come può un imprenditore serio non avere un progetto alternativo a Bielsa? Non porti Bielsa e va bene, ma almeno dai una risposta forte, porta un Lippi, un Van Gaal, un de Boer, un Capello. Così, tanto per far vedere che Lotito fa le cose per bene perché ama la Lazio. E invece da Bielsa ad Inzaghi. Dal guru al neofita. E come piace dire all’altro conduttore romanista, Max Leggeri: «Aho, ma che me stai a pja per culo?».

Il LAZIOCIDIO si è consumato dopo che Bielsa aveva presentato la sua rinuncia, giustificata dal mancato mercato. Non interessa ora sapere quali siano state le cause di questo dietro front. Non interessa ora sapere quali documenti tirerà fuori Lotito per scagionarsi. Non interessa lo sviluppo legale che prenderà questa maleodorante vicenda. Non interessa forse nemmeno ai protagonisti di questo tango argentino. La verità, come al solito, non si saprà mai. O meglio avremo mille verità, ognuna da usare a seconda delle fazioni; quella che rimane è una sensazione di attonito sdegno. No, non si può essere complici dell’omicidio della Lazio. Chi risarcisce i tifosi di questa morte? Chi spiega al mondo intero che la Lazio è stata vilipesa nella sua integrità morale e colpita al cuore da una gestione scellerata di una trattativa che mai si voleva portare a conclusione? Perché la Lazio si è voluta mettere scientemente al pubblico ludibrio? Le domande si accatastano furiose nella mente confusa di un popolo giunto allo stremo delle forze.

L’aspetto grottesco di questo LAZIOCIDIO è che si andrà avanti come se nulla fosse. Una spolveratina alle spalle e vai cor tango… Invece no. Il deserto dei Tartari che aspetterà Lotito sarà ancora più deprimente. L’ambiente sarà ancora più cattivo. Nessuno, ma proprio nessuno, crederà più a questa società.

Il nulla cosmico è lo spettrale panorama della cartolina che il dirigente federale ed azionista di maggioranza della Salernitana ha spedito alla Lazio dal suo pianeta inarrivabile.

Ma dopo questo LAZIOCIDIO quo vadis?

Carlo Cagnetti

 

 

 

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