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Più forti della Roma e con Conti e/o Spinazzola più Keita ..


(14 giugno 2017 ore 9.30)

Cuore di Lazio tasta il polso ad un laziale storico come Cesare Persichelli, avvocato ed ex dirigente della Lazio, per fare un bilancio della stagione passata e tentare di interpretare il futuro.
Cesare ha risposto con il consueto entusiasmo e con la competenza accumulata in tanti anni di calcio.
Ultima annotazione: nella splendida foto della copertina Cesare abbraccia Re Cecconi dopo una delle tante battaglie vinte in quel periodo denominato dal sottoscritto «età dell’oro».
Ecco di seguito il botta e risposta con l’avv. Cesare Persichelli.

1) Un bilancio della stagione e qual è stata la cosa che ti ha sorpreso di più

La stagione è stata, nel complesso, certamente positiva e lo sarebbe stata ancor di più se non si fosse conclusa con troppe sconfitte finali. La cosa che mi ha maggiormente sorpreso è stata la prevalenza, di gioco e di mentalità, dimostrata dalla Lazio nei confronti della Roma in tutti e 4 i derby disputati in questa stagione: un complesso oggettivamente più forte del nostro (vedi classifica in campionato) ha prevalso in due occasioni soltanto in virtù di errori singoli o giustificate distrazioni collettive, senza mai dimostrare quella superiorità che era logico attendersi.

2) Mettiti nei panni di Tare. Cosa faresti per migliorare la rosa?

Ad oggi, 14 giugno 2017, la domanda è veramente imbarazzante. La rosa, per venir migliorata avrebbe bisogno di rimanere tale o comunque di cambiare pochissimo. Al momento della risposta almeno due calciatori (Biglia e Keita) sembrano persi; non è escluso, purtroppo, che altri nostri atleti li seguano. In queste condizioni per avere una squadra “migliorata” rispetto a quella dello scorso campionato occorrerebbe l’acquisto di almeno 6 elementi, la metà dei quali costituita da calciatori esperti ed affermati e l’altra da giovani di prospettiva. Ho l’impressione che tutto questo rimarrà un pio desiderio

3) Il tifoso si è riavvicinato alla squadra in modo entusiasta grazie alla curva nord. Che ne pensi?

La curva ha senz’altro i suoi meriti nel riavvicinamento dei tifosi alla squadra; devo tuttavia osservare che, almeno a mio parere, un mix fra gioco brillante e risultati favorevoli ha il magico potere di indurre gli appassionati a (ri)frequentare le gradinate, questa riflessione vale soprattutto per giovani e giovanissimi, in quanto in noi anziani è più radicata l’appartenenza ai colori sociali e quindi non abbiamo necessità di stimoli particolari.

4) Il 13 agosto all’Olimpico di Roma ci sarà la finale di Supercoppa italiana ancora con la Juve. Ne vinceremo una dopo quattro perse consecutivamente e firmeresti per la vittoria in Supercoppa con un ottavo posto in campionato?

La finale di Supercoppa si giocherà in agosto e mi auguro di vincerla senza firmare per alcun posto, ottavo o superiore che sia. La partecipazione al campionato per una squadra che vanta le tradizioni della Lazio deve sempre essere per posizioni di vertice.

5) Cosa faresti per rendere il campionato italiano più interessante?

Non è facile rispondere, qualcuno pensa ai play-off. Personalmente, sono affezionato alla formula tradizionale, secondo la quale vince chi arriva primo al termine della stagione regolare. L’unica modifica che mi sento di suggerire è ridurre il numero delle squadre partecipanti alla serie A, rendendo il calcio maggiormente qualitativo.

6) Da esperto di diritto sportivo che ne pensi della moviola in campo e potrà essere la soluzione agli errori arbitrali?

Credo che la moviola in campo sia utile a correggere gli errori arbitrali, mai totalmente eliminabili. A mio avviso, per far crescere la classe arbitrale occorrerebbe che i direttori di gara – come del resto i magistrati – non venissero giudicati dalla loro stessa organizzazione, ma da chi ne utilizza il prodotto, da identificare nelle direzioni delle partite di calcio. D’altro canto, da che mondo è mondo, è il mercato che giudica la bontà delle merci offerte al pubblico, escludendo da tale valutazione chi le produce. In altri termini, non è mai il caso di chiedere all’oste se il vino è buono.

7) Un giocatore nuovo che vorresti vedere nella Lazio il prossimo anno e il giocatore di cui non ti priveresti mai.

Come giocatore “nuovo” mi piacerebbe Conti o Spinazzola (magari tutti e due) dell’Atalanta; quanto al giocatore del quale non mi vorrei privare non dico nulla perché forse l’abbiamo già perduto (Keita n.d.r.).

8) Questione stadio. Lotito ha ribadito il no al Flaminio. Concordi?

No. Le persone che appartengono alla mia generazione, che ha visto scendere in campo su quel terreno giocatori come Silvio Piola, non possono essere d’accordo con il No al Flaminio. Sono quindi d’opinione che questo stadio, opportunamente ristrutturato, potrebbe essere un’ottima “Casa Lazio”.

9) Sono quattro anni che la Lazio non vince un trofeo mentre la roma dieci. Perché il calcio romano è così indietro alla Juventus?

Chi conosce le mie idee sullo sport in genere e sul calcio in particolare conosce anche un mio grande paradosso: le competizioni non le vincono gli atleti in campo, ma i dirigenti che sono stati capaci di assemblarli. Non devo aggiungere altro in risposta alla Tua domanda, salvo osservare che la struttura societaria della Juventus, o quella che aveva il Milan di una certa epoca, mi danno completamente ragione.

10) Per finire un tuo messaggio al mondo Lazio.

Devo fare una premessa: nessuna tifoseria, nel bene e nel male, ha vissuto esperienze ed emozioni quale quella laziale. Partendo dalle seconde, è difficile dimenticare le dolorose giornate in cui abbiamo perso, anche drammaticamente, Maestrelli, Re Cecconi e Paparelli; quanto alle prime, quali altre tifoserie possono ricordare di aver vinto un campionato quarantacinque minuti (di sofferenza) dopo che lo stesso era finito? Sto parlando, evidentemente, dello scudetto del 2000. Del resto, nessun altra squadra ha pareggiato o vinto derby all’ultimo minuto com’è capitato a noi: ricordiamoci i goals di Castroman, Behrami e Klose in chiusura di partita. E’ dunque la cronaca, anzi forse la storia, che, assegnandoci quella speciale qualità di cui ho parlato, esige un’altrettanto importante contropartita: se il tifo, come credo, è un amore ed una fede, non abbandoniamo mai né l’uno né l’altra.

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