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Terremoto nel Lazio: E’ l’ora di scrivere un finale diverso, con un futuro vero


(Mercoledi 24 agosto 2016, ore 17,00)
Quando accadono questi eventi tragici spesso ci chiediamo in che modo e con quale raziocinio,ci si possa arrabbiare per una squadra di calcio. In che modo si possa odiare delle persone fino ad augurargli la morte , per una squadra di calcio. Il calcio è importante nella vita quotidiana di tutti noi e indubbiamente ci accompagna nella nostra vita frapponendosi spesso e volentieri, tra i nostri problemi, le nostre preoccupazioni, le nostre paure. Il calcio quindi molte volte fa da cuscinetto che ci permette per almeno qualche ora al giorno di staccarci da tutto questo. Ma una volta ci si staccava positivamente con gli amici al bar tra un caffè e una partita a tressette, tra un cappuccino e un cornetto mentre leggevi il giornale. Oggi invece anche questo cuscinetto si è inquinato, anzi diremmo, avvelenato. Anche questo cuscinetto non permette più di scindere un argomento che dovrebbe portare al massimo una incazzatura genuina  e invece porta all’odio più estremo. Oggi vedendo le immagini del terremoto ad Amatrice e degli altri paesi coinvolti, abbiamo pensato proprio a quanto siamo stupidi ad incazzarci per il calcio, e quanto non pensiamo che la vita può sfuggirci di mano in una secondo non per mano nostra ma per una mano astratta che decide cosi su due piedi, che tu debba lasciare la vita terrena. E questa mano lo decide nei modi più disparati, e uno di questi è un modo crudele, cinico, un modo che nel 90% dei casi colpisce di notte quando tutti noi ci rilassiamo forse per l’unica volta nelle 24 ore. I fratelli laziali di Amatrice ci colpiscono psicologicamente in maniera maggiore perché sono tuoi corregionali e che spesso anche per una semplice gita di piacere, abbiamo visitato e soggiornato in quelle splendide località Reatine. Non puoi non commuoverti di fronte a tanta disgrazia sia di chi è morto, pace all’anima sua, ma soprattutto al dramma di chi è rimasto vivo ma senza più nulla, senza famiglia, senza casa, senza una speranza futura. Oggi il calcio deve saper ritornare in quell’alveo di genuinità e frivolezza che negli anni passati ha permesso a tutti noi, di divertirsi col calcio, di sfotterci in maniera sana e piacevole per il calcio. Oggi noi laziali di nome per via che siamo nati nel Lazio e di fede calcistica per via che siamo biancocelesti della Lazio, piangiamo questi nostri fratelli scomparsi in quelle terre genuine che sono anche tra l’altro rinomati feudi biancoazzurri . Amatrice, Accumoli, Rieti, la terra Reatina, quella parte del Lazio, dove la gente cittadina va a trovare in estate quella pace e refrigerio per ritemprare le proprie membra per riaffrontare un altro anno di lavoro, di fatica non solo fisica ma soprattutto mentale. Oggi siamo di fronte ad un’altra tragedia della natura che ogni anno ci ricorda inesorabilmente, che non bisogna sfidarla oltremodo, che non bisogna mai sottovalutarla, che non bisogna mai mancarle di rispetto. Oggi cosi come ieri cosi come 7 anni fa a L’Aquila, e ancora più indietro in Emilia , in Umbria, in Irpinia, in Friuli e cosi via. Oggi vorremmo finalmente vedere nel più breve tempo possibile un finale diverso di una storia oramai imparata a memoria dove il reggente di turno, si adoperava per  promettere impegno, ricostruzione, assistenza, concretezza, senza mai però metterle in pratica. Oggi vorremmo che finalmente la gente colpita da questo terremoto, abbia un finale diverso, un finale dove qualcuno che promette, poi mantiene. Il sindaco di Accumoli intervistato piangente e sconsolato, è lo specchio dell’Italia di oggi e della sfiducia che regna nell’Italia di oggi verso chiunque si sia succeduto al comando di questa splendida nazione. E tale sfiducia deriva proprio dalle mille promesse vane che non hanno mai trovato corpo  e dalle situazioni nella altre zone italiane colpite dal terremoto, che ad anni di distanza, sono ancora come se tale tragedia fosse accaduta soltanto ieri e non decenni fa. Tutto questo ha portato il pianto di quel sindaco che vedeva davanti ai suoi occhi il buio più totale per il suo paese e per la sua gente, ha dire che non c’è futuro, che oggi tutto si è chiuso, tutto è finito. Però ora deve esserci il dovere non solo morale ma anche materiale, di dare un finale diverso a queste persone, perché sarebbe veramente ora che qualcuno che fa promesse, poi le mantenga e le metta in pratica. Oggi chi governa , usando una metafora calcistica, ha un rigore da battere all’ultimo secondo del recupero. E segnandolo questo rigore, permetterebbe alla sua squadra di vincere. Ma non vincere una partita provvisoria, ma vincerebbe una partita ben più importante, quella della dignità e della giustizia. Perché queste persone colpite dal sisma nella propria dignità, che hanno perso casa, familiari, lavoro, futuro, hanno bisogno di qualcuno che gliela restituisca al più presto. E questa restituzione della dignità, sarebbe la vittoria più bella e più immortale che possa esserci per chi comanda ora che a differenza di chi l’ha preceduto, potrà far vedere che finalmente, si è in grado di scrivere un finale diverso dal solito finale di tutti questi anni, un finale di vita e di futuro, stavolta vero.

LA REDAZIONE DI CUOREDILAZIO.IT E DEL MAGAZINE AQUILE,  SI STRINGE NELL’ABBRACCIO FORTE ALLE FAMIGLIE COLPITE DAL TERREMOTO. IL CORDOGLIO PER LE VITTIME E PER TUTTE QUELLE PERSONE IN DIFFICOLTA’.

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