L’essere senza vergogna: ancora insulti a Paparelli


Continua imperterrita, senza ombra di vergogna, senza un minimo di ritegno, l’insulto alla memoria di Vincenzo Paparelli. Soprattutto senza che nessuno, ma proprio nessuno, se non i tifosi della Lazio, prenda una posizione di decisa condanna.

Giancarlo Dotto

Anche ieri, sulle pagine di un quotidiano sportivo romano, quello che dovrebbe essere un giornalista, Giancarlo Dotto, si è permesso di insultare, ancora una volta, Vincenzo Paparelli.

In un suo articolo, questo fenomeno da baraccone del giornalismo, si permette di scrivere: “molto prima che un razzo, da curva a curva, sfondasse la faccia dello sventurato Paparelli”

Questa frase, messa in evidenza in un articolo in cui, il Dotto (solo il nome perché di fatto non lo è) elogia sia Friedkin che Mourinho. Qual è il motivo dell’insulto a Paparelli? Perché lo definisce “sventurato”?

Dotto si vanta di essere stato presente al derby in cui fu ucciso il tifoso laziale. Essendone testimone, come migliaia di persone quel giorno allo stadio, non rammenta, il Dotto, che Vincenzo Paparelli fu vittima di un omicidio? Dotto è giornalista, dovrebbe sapere che l’assassino di Paparelli, denominato “Tzigano” fu nascosto dai tifosi romanisti in quel di Pescara.

Come mai, dal 28 ottobre 1979, nessun giornalista di fede giallorossa, ha mai espresso una parola di condanna verso quell’esecrabile omicidio? Come mai nessun giornalista di fede giallorossa, in quasi 43 anni, non si è mai dissociato dalle vergognose scritte che esaltavano ed inneggiavano la morte di Vincenzo Paparelli? Non sarà forse che i giornalisti giallorossi, così come il Corriere dello Sport, decidono di non prendere posizione e non proferire parole scritte al riguardo, per non perdere lettori tifosi romanisti?

L’articolo scritto da Giancarlo Dotto ha, naturalmente, creato molte polemiche. Polemiche che hanno indotto lo stesso Dotto a scrivere una replica. Come si dice a Roma “peggio che anna’ de notte”!!! E sì, Perché la replica è peggio dell’articolo. Infatti, lui specifica che la frase “sfondasse la faccia allo sventurato Paparelli” (e la ripete!!!) è un’espressione brutale perché brutale odioso fu terribile quell’atto. Si potrebbe anche far finta di crederci, ma quello che rimane misterioso, è il motivo per il quale sia stata usata quella frase, in un articolo di celebrazione per dirigenza e allenatore giallorossi.

Il Corriere dello Sport

Non si offendano al giornale, quando questo viene etichettato come “Corriere di Trigoria”, “Trigorriere dello Sport” oppure “Corriere dello Sporco”. E’ solo la logica conseguenza riservata ad una stampa spudoratamente romanista, con giornalisti che scrivono menzogne. Ad esempio: “Ha firmato!” quando Inzaghi invece andò all’Inter, “la maglia della Lazio sarà verde e non avrà i colori sociali”.

Il giornale diretto da Zazzaroni, che tra l’altro ti permette di dare lezioni di moralità agli altri, quando sembrerebbe proprio che lui la moralità non sappia neanche cosa sia. Su quel giornale, scrivono, infatti, Rindone, Dalla Palma e Dotto.

Giancarlo Dotto è tifoso della Roma, al punto tale da permettersi di dire, all’indomani della sconfitta giallorossa del 26 maggio 2013, con relativa Coppa in faccia, che “la Lazio non esiste, è una malattia mentale”.

Le domande nascono spontanee: qual è il senso di scrivere di un efferato delitto, successo allo stadio Olimpico, quasi 43 anni fa? Per quale motivo Giancarlo Dotto ha scritto del delitto Paparelli in un articolo che nulla aveva a che fare con il tifoso ucciso? Per quale motivo, Dotto, il Corriere dello Sport, gli illustri tifosi romanisti come Verdone, l’ex dimissionario da tifoso Antonello Venditti, etc. non hanno mai proferito parola contro le vergognose scritte sulla morte di Paparelli?

Non sarà per caso che, prendendo posizione, rischiano di perdere seguaci? Stiano molto attenti costoro, perché soffiando sulla brace, si attizza il fuoco. Si aizza una rivolta, e quando un popolo vai in rivolta scoppia la guerra, e per citare una frase di monsignor Colombo da Priverno nel film “In nome del Papa Re”: Cor popolo ce se sbatte sempre er grugno!