SVEN GORAN ERIKSSON: IL PIU’ GRANDE DI TUTTI

Non ho mai allenato una squadra così forte e non ho mai vinto così tanto in così poco tempo”

La Lazio più bella di sempre, la più vincente di tutti i tempi, la più forte dei nostri 124 anni di storia è stata quella di Sven Goran Eriksson, l’uomo che con la sua signorilità, la sua classe, la sua competenza tattica ci ha fatto vivere un sogno, anzi più di uno.

Eriksson arrivò a Roma il 3 giugno 1997, chiamato da Sergio Cragnotti e “accompagnato” da Roberto Mancini. Quella che costruiscono è una Lazio indimenticabile e trionfale. Io ci credo, era lo slogan della campagna abbonamenti di quell’anno. Mancini a braccia allargate come dopo aver segnato un gol, sembrava urlartelo in faccia ad ogni angolo di Roma, e se ci credeva lui, perché non dovevo crederci anche io? Feci l’abbonamento e fui invitata ad una festa continua: la vittoria di 4 derby su 4 (2 in campionato 2 in Coppa Italia), quella della Coppa Italia contro il Milan, la finale di Coppa UEFA contro l’Inter di Ronaldo il Fenomeno. Ed Eriksson lì in panchina, artefice insieme a un gruppo di grandi e grandissimi giocatori di una squadra meravigliosa, sempre pacato, sempre sorridente, mai una parola fuori posto, un autentico gentiluomo. Bello ed elegante. L’anno successivo la festa continua, arriva Christian Vieri il giocatore italiano più forte del momento, annunciato dal TG1 delle 20: incredibile, ma se lo aveva detto la RAI in prima serata c’era da crederci. La Lazio vinse subito la Supercoppa Italiana (a Torino contro la Juve) facendoci capire che avremmo vissuto la stagione più incredibile che potessimo immaginare. Eravamo forti e andammo subito primi in classifica, avevamo dieci punti di vantaggio sulla seconda, che era il Milan che non solo non cedeva mai di un centimetro ma che inanellò una serie di vittorie all’ultimo secondo ai limiti dell’assurdo e della magia, i giocatori rossoneri segnavano con tutte le parti del corpo, gli avversari colpivano pali e traverse e loro la buttavano dentro… Arrivammo all’ultima giornata col fiato corto e il diavolo sul collo che si portò via lo scudetto. L’allora sindaco di Roma, Francesco Rutelli – laziale vero – aveva già pronta la festa a Piazza San Giovanni, qualche cantante era già dietro le quinte a scaldare la voce ma quando il diavolo ci mette lo zampino non c’è niente da fare. Ci consolammo con la vittoria della Coppe delle Coppe e la consapevolezza che eravamo finalmente una squadra di alto livello, rispettata e temuta. Tornammo in campo il 27 agosto nel Principato di Monaco dove ci giocammo la Supercoppa Europea contro altri diavoli, questa volta rossi e invincibili: campionato inglese, Champions League e la FA Cup appena vinti erano il biglietto da visita del Manchester United di quell’anno, guidato da Sir Alex Ferguson. Ma quella volta vincemmo noi, incantando il pubblico monegasco e il Principe Alberto, i tifosi laziali a Montecarlo e quelli che erano a casa. Tutta Europa non credeva a quello che stava vedendo. Eriksson e i suoi ragazzi sì. Ferguson – altro gentiluomo del grande calcio – s’inchinò alla Lazio definendola la “miglior squadra al mondo in quel momento”.

Quando ricominciò il campionato stavolta sì che eravamo consapevoli della nostra forza, stavolta sì che ci credevamo tutti, non più solo Eriksson e i suoi ragazzi. Ma le cose non vanno mai come te le immagini e allora succede che parti bene ma poi ti ritrovi sotto di 9 punti dalla prima in classifica, che stavolta è la potentissima Juventus. In tutti i sensi. Vinciamo un altro derby e ci troviamo a sei punti da loro, ce l’andiamo a giocare a Torino dove vinciamo e siamo lì a crederci più che mai. Alla penultima giornata sembra di nuovo tutto spazzato via dalle forze contro cui non puoi combattere, o forse sì. Stavolta non ci sono demoni, stavolta si allineano i pianeti e nel modo più rocambolesco e inimmaginabile superiamo la Juve a campionato finito e diventiamo campioni d’Italia. Sono le 18 e 4 minuti, grida Riccardo Cucchi dai microfoni di Radio RAI. E’ il 2000, l’anno del Giubileo e anche qualcuno lassù ci ama e fa il tifo per noi. La festa non si ferma più: vinciamo la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, eravamo nettamente i più forti di tutti. Avessimo avuto la maglia a strisce, saremmo stati osannati da tutta Italia, i media avrebbero parlato solo di noi, in città sarebbero sorti i busti di tutti i calciatori al Pincio e al Gianicolo, e invece rimanemmo sempre noi, la Lazio, la squadra più fraintesa, diciamo così, della storia. E a volte anche la più sfortunata. Arrivarono giocatori fortissimi, prendemmo i migliori giocatori d’Europa ed eravamo determinati e rigiocarci quella Champions svanita l’anno prima a Valencia. Ma il destino è sempre lì e se decide di mettersi di traverso, tu non puoi che rimanere a guardare. Alziamo al cielo un’altra Supercoppa italiana ma qualcosa deve essersi incrinato perché il nostro condottiero gentiluomo accetta la corte della “perfida Albione” e va ad allenare anche la nazionale inglese. Non si può tenere il piede in due staffe, soprattutto se una di quelle due staffe sta a Roma dove non ti perdonano nulla. Il 9 gennaio 2001, non una data qualsiasi, Sven decide di lasciare la Lazio nelle mani di Dino Zoff. Lui si trasferisce a Londra.

Sven oggi è un uomo molto malato, ma non ha perso il suo sorriso dolce e contagioso, né la sua capacità e la volontà di “crederci sempre”, anche quando sembra tutto perduto. Ce lo ha sempre ripetuto quando allenava la nostra Lazio e se lo ripete adesso in cuor suo per vivere al meglio il tempo che gli resta. Il 26 maggio è una data scolpita nella storia della nostra squadra, e quest’anno ha segnato il ritorno di Eriksson allo Stadio Olimpico per salutare la Lazio e i laziali. Lo ha fatto a modo suo, Sven, con infinta classe e con il suo immancabile e irresistibile sorriso. Peccato solo che la squadra scesa in campo non abbia saputo capire l’importanza del momento e non abbia onorato come meritava il più grande allenatore che abbiamo mai avuto, quello che ci ha fatto vivere il più bel periodo della nostra storia, quello che ci ha fatto vedere la più bella Lazio di sempre, quello che ci ha fatto vincere più di chiunque altro facendoci sentire fieri ed orgogliosi di essere Laziali.

Grazie per sempre Sven…