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La Lazio ha un polmone Biancoceleste con i suoi tifosi, e un cuore Biancoceleste con Simone Inzaghi


(lunedi 1 maggio 2017, ore 10,30)
L’aveva studiata cosi la partita Simone, e l’indisponibilità dell’ultimo momento di Immobile non lo ha fatto cadere nella tentazione di cambiare una strategia studiata per tutta la settimana, ed ecco quindi che gioca Lukaku. L’aveva studiata così, squadra corta, file serrate ma non davanti l’area, senza concedere mai una profondità, senza concedere mai un cross dal fondo per Dzeko,  senza concedere spazio a Salah, senza concedere spazio tra le linee a Nainggolan, pronta però a sfruttare al massimo ciò che la Roma ovviamente avrebbe concesso, e cioè lo spazio, i duelli uno contro uno con giocatori come Keita che se glieli concedi questi duelli, ti ammazza dall’inizio alla fine. L’aveva studiata così Simone, e così è andata, segno che il nostro allenatore definito da qualcuno “ inesperto” “ il più scarso della serie A” “ uno yesman” , è invece un uomo che vede le partite, che sa studiare le strategie, che riesce a individuare i punti deboli dell’avversario, ma soprattutto cosa imprescindibile se vuoi che tutto abbia una possibilità di riuscita, di farsi seguire da tutta la rosa, da giocatori vecchi e nuovi, dai magazzinieri, dal suo staff tecnico e medico, dalla società. Perché senza tutto questo non vai da nessuna parte e non otterrai mai questi risultati. La Lazio oggi è una realtà vera, solida, strutturata per poter continuare un percorso virtuoso dove la dirigenza forse ha finalmente intrapreso una strada che porti allo scalino successivo e non a quello inferiore com’è capitato negli anni precedenti. Simone lo sa e ha fiducia in Tare e Lotito, ha fiducia sul futuro e sulle ambizioni della Lazio. Lui da laziale puro, ieri ha dimostrato come si può giocare al calcio pur non essendo una potenza economica di primo livello, lo aveva detto anche nella conferenza stampa del pre derby, ieri lo ha ribadito non a parole, ma sui fatti , sul campo. Le sue esultanze, le sue rincorse  lungo la linea laterale ad accompagnare i giocatori al gol come se fosse lì vicino da compagno di squadra, i suoi abbracci a fine gara, i suoi ringraziamenti individuali ai giocatori, dimostrano come un uomo possa coniugare amore travolgente per certi colori e competenza tecnica. Un mix che difficilmente si riesce a reperire nel mondo del calcio in fatto di allenatori. Noi lo abbiamo trovato, un po’ per caso, un po’ voluto ma lo abbiamo trovato, ora sta a noi ambiente oltre che alla società, proteggerlo, coccolarlo, sostenerlo, aiutarlo, perché uno come Simone Inzaghi difficilmente ci ricapiterà sulla panchina della Lazio. Lui è stato messo lì dal destino, e quando il destino decide in maniera così evidente, vuol dire che non c’è nessun’altra persona che possa sedere su quel sedile meglio di lui. Il destino quando parla va ascoltato, andargli contro non è mai costruttivo anzi, spesso e volentieri diventa solo distruttivo e allora, godiamoci il nostro condottiero, godiamoci i nostri guerrieri, godiamoci la nostra tifoseria che anche ieri seppur in grande minoranza, ha vinto il suo derby ( ma non avevamo alcun dubbio su questo) e l’ha vinto alla grande andando di pari passo della squadra. Abbiamo vinto e abbiamo dimostrato anche a chi quotidianamente cerca e pesca nel torbido, che questa Lazio è più forte di tutti e vive contro tutto e contro tutti, purtroppo anche contro chi dovrebbe esaltarla e proteggerla e invece ogni giorno, cerca di affossarla. La Lazio è un qualcosa di unico, che si distingue dalla massa e da tutti gli altri club del mondo. C’è un bellissimo passaggio nel film 300 dove c’è un concetto espresso che chiarisce bene come ognuno deve fare il proprio mestiere. Leonida incontra lungo la strada che li porterà, loro solo 300, a combattere la guerra per la libertà del suo popolo dai greci, un altro gruppo che voleva aggiungersi a loro per combattere a fianco a fianco. Loro erano 3 volte tanto gli spartani e quando li videro gli chiesero “ pensavamo di dover combattere accanto a un esercito numeroso, ma voi siete un terzo di noi…”
Leonida allora in serenità sorride e gli risponde “ noi meno di voi?  Tu che mestiere fai ( chiedendo a un soldato) faccio il vasaio. Tu che mestiere fai ( chiedendo ad un altro soldato) faccio il fabbro…” allora si volta verso i suoi uomini e gli grida “ VOI CHE MESTIERE FATE?”  ed ecco che parte un urlo di battaglia pazzesco che rimbomba in maniera vigorosa contro quei soldati improvvisati “ visto? Siamo molto più di voi “.
Ieri noi eravamo gli spartani, loro i vasai, i fabbri, i fiorai….a ognuno il suo mestiere, noi il nostro lo conosciamo benissimo, convinciamoci che dobbiamo concentrarci solo su questo, su quello che sappiamo fare meravigliosamente bene e lo abbiamo dimostrato ampiamente negli anni. La curva Nord maestosa ha indicato la strada, seguiamola, perché la Lazio ora è la Lazio e ha dentro il suo cuore, un cuore da lazio.

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