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Inzaghi, la rivincita su chi non credeva in lui


(giovedi 27 ottobre 2016, ore 15,40)

Ancora ricordo questa estate quando la Lazio annunciò dopo lo Tsunami Bielsa, l’ingaggio di Simone Inzaghi come allenatore della prima squadra. Tutti scandalizzati, tutti inferociti per l’ennesima “ presa per il culo” da parte della società, tutti a contestare aspramente tale decisione. Nessuno che si sia messo loì a fare alcune semplici riflessioni e valutare bene con obiettività e coscienza. Personalmente, una volta saltata la trattativa Bielsa e preso Inzaghi, ho da subito sempre pensato che fosse la decisione più giusta e ponderata che si potesse fare. Simone Inzaghi con i suoi 17 anni di pura lazialità,  era l‘unica persona che era in grado di reggere l’urto dell’ambiente che si stava rivoltando in tutte le sue latitudini. Simone sapeva perfettamente cosa fare e come riguadagnare la serenità di un gruppo che praticamente aveva lacerazioni anche profonde, vedi la vicenda Keita, la vicenda iniziale di Anderson, i tempi che si allungavano maledettamente per acquisire giocatori sul mercato.

Inzaghi però non ha mai mollato, forte del suo cuore biancoceleste e ha ricominciato tutto daccapo, con semplicità, con umiltà, in punta di piedi verso l’ambiente ferito e con la consapevolezza che ci sarebbe voluto un gran lavoro di squadra per tentare di ricucire l’ennesimo strappo tra società, squadra e tifosi. Io sono stato al ritiro di Auronzo e ho visto quotidianamente il lavoro di quest’uomo che trattava tutti alo stesso modo che dava considerazioni indistintamente a tutti e che non precludeva a nessuno la possibilità di giocarsi il posto in squadra. Si è voluto contornare inizialmente di tutti i suoi giovani che aveva allenato fino a qualche mese prima e poi successivamente se ne è tenuti più di qualcuno, convinto che nell’economia della squadra e della stagione, essi sarebbero stati importanti. Questa miscela ha dato quella scossa positiva anche ai cosiddetti veterani di questa squadra che hanno visto dedizione e voglia di arrivare a riprendersi una Europa scivolata via nella stagione precedente anche per colpa della rosa e non solo del tecnico che c’era prima e della società. Quando si vince si vince tutti e quindi se le cose vanno male, si perde ugualmente tutti, nessuno escluso. Non era facile rasserenare un Keita avvelenato con la società, non era facile rimotivare un Felipe Anderson che era di nuovo un vulcano dormiente, non era facile tirar fuori le qualità che Patric aveva ma che rimanevano inespresse anche per una sorta di autostima in negativo che cominciava a serpeggiare in lui, non era facile convincere i vari Lulic, Radu, Marchetti, Biglia che il nuovo percorso intrapreso, poteva dare soddisfazioni e poteva permettere di riqualificare tutti.

Oggi a distanza di 4 mesi vediamo già i primi risultati della cura Inzaghi, e li vediamo dove avremmo voluto vederli, cioè sul campo, in classifica generale, negli occhi dei giocatori, nelle voci dei tifosi. Oggi la Lazio corre, gioca, si diverte, fa divertire, vince, pareggia, perde ( poco per fortuna), lotta, non molla, è compatta. Tutte componenti che decretano e portano a un solo risultato, LA LAZIO. La storia della Lazio è piena di uomini e squadre fatte di ardore, di gloria, di spirito di gruppo, di sacrificio, di sangue e anima, del non arrendersi mai, e loro oggi, stanno percorrendo lo stesso sentiero.
17 partite in serie A tra la scorsa stagione e l’attuale.
9 vittorie / 3 pareggi / 5 sconfitte ( due con la juventus)
Nelle 7 partite della scorsa stagione ha fatto 12 punti su 7 partite con una media punti di 1,714 con 13 gol fatti e 10 subiti con una media gol fatti a partita di 1,87 gol e di una media gol subiti a partita di 1, 30.
In questa stagione nelle 10 partite sin qui giocate ha fatto 18 punti con una media punti di 1,80 con 20 gol fatti e 11 subiti , con una media gol fatti a partita di 2,00 e una media gol subiti a partita di 1,1.
Come si può notare dai numeri che non mentono mai, l’andamento della squadra rispetto all’ultimo scorcio della scorsa stagione, sempre sotto la guida di Inzaghi è migliorata e ha portato la stessa ad avere una media di due gol a partita contro l’uno abbondate, segno questo che se fossero sempre tramutate sul campo, al squadra vincerebbe sempre 2 – 1. Ovvio che è cosi ma serve a rendere comunque l’idea del buon lavoro svolto fin qui.

Inzaghi ha questo merito, ha il merito di aver saputo motivare tutti i ragazzi, di averli fatti sentire importanti a prescindere, di convincerli sotto l’aspetto tattico, che per una allenatore è la cosa più complicata che ci sia perché se i giocatori alla fine non sono convinti nella loro testa che tu gli stai dicendo la cosa giusta da fare, alla fine tutto si trasforma inesorabilmente in un boomerang che produce forti danni. L’inserimento dei giovani non è casuale, e non è gratuito. Questi ragazzi sudano e lottano gomito a gomito con gli altri compagni più esperti per potersi ritagliare degli spazi in partita, e questo sano agonismo costruttivo alla fine produce un beneficio per tutti, giovani , medio giovani, e meno giovani. Inzaghi ha avuto la capacità psicologica di saper valorizzare le caratteristiche di ognuno di loro e di studiarci sopra delle tattiche di gioco semplici ma efficaci. Ha capito che davanti aveva tre giocatori molto pericolosi per gli altri, e che bisognava metterli nella condizione migliore per far si che potessero esplodere tutti i loro colpi sul bersaglio. Keita e Anderson sugli esterni sono devastanti quando fanno l’uno contro uno e quindi lo sviluppo del gioco doveva andare in quella direzione, cioè rifornire il più possibile questi due giocatori sulla trequarti avversaria e dargli modo di sfondare le difese prendendo punizioni, rigori, facendo assist o segnando a loro volta.

Inzaghi ha compreso di avere a disposizione due centrali difensivi dal piede buono, e li ha fruttati a pieno. Non è un caso che quando giocano Hoedt e De VRij o uno dei due, tutto ruota intorno a loro nel momento che l’avversario pressa sul nostro regista classico. Ed ecco quindi che poi Hoedt o De Vrij o tutti e due a turno sfoderano dei lanci millimetrici in diagonale a tagliare  il campo e a pescare sulla linea laterale avanzata l’esterno di turno che sa stoppare velocemente il pallone e puntare da subito il suo dirimpettaio non dando alla squadra che difende il tempo di venire a raddoppiare o comunque di non piazzarsi agevolmente. Di qui ecco che i centrocampisti s’inseriscono in area, che Immobile va in profondità, che Keita e Anderson arrivano in area con grossi guai per gli altri. Nel frattempo il centrocampo è comunque ben presidiato da Cataldi, da Parolo, da Lulic, da Milinkovic, da Biglia, scegliete voi chi mettere nei tre che scendono in campo. Il calcio è semplice nella sua forma e giocabilità, non serve inventarsi strani moduli o strane trame di gioco, basta fare bene le cose semplici che sono alla base del gioco del calcio. Difendere bene ma anche saper ripartire dalla difesa in vari modi e non solo con uno sbocco, cosi come in avanti, saper alternare gli esterni e la profondità del centravanti. Tutto questo ovviamente con giocatori degni di giocare in serie A, e sempre ovviamente, più sono bravi e più teoricamente, tutto dovrebbe riuscire più facilmente, ma nella pratica non è automatico questo altrimenti le squadre con la rosa più forte, vincerebbe sempre e dovunque e gli altri non avrebbero alcun motivo di gareggiare.

Ecco quindi che altri fattori intervengono e anche con materiale umano tecnicamente medio, se si lavora bene sulla mente dei ragazzi, si possono ottenere bei risultati. Il caso di Patric è un altro caso emblematico di come si possa cambiare un calciatore che lo scorso anno era un oggetto misterioso e etichettato da tutti come l’ennesimo bidone insulso acquistato dalla dirigenza laziale. Quest’anno vediamo un altro giocatore, più sicuro, più attento alla fase difensiva, tecnicamente tranquillo. Patric che ricordo è stato preso a costo zero, perlomeno fino ad oggi  sta dimostrando come in questi casi la fiducia di un tecnico e gli insegnamenti del tecnico possano contribuire in maniera decisiva sullo sviluppo della carriera di un giocatore rivalutandolo all’interno di un contesto ambientale che si era sempre dimostrato rejetto nei suoi confronti. E questa è un’altra vittoria di Inzaghi, perché a luglio durante il ritiro, la stampa più volte ha scritto che a destra mancava copertura e che il solo Basta non poteva accollarsi sulle spalle l’intero fardello di una stagione. Inzaghi invece ha sempre manifestato ampia soddisfazione per Patric dicendo da subito che sulla destra era ampiamente coperto proprio con Patric. Certe volte i giudizi sommari non tengono conto di molti fattori quali la pazienza e l’adattabilità, soprattutto nei confronti di giovani calciatori catapultati in un campionato professionistico che tatticamente è forse il più difficile al mondo, dove non ci sono squadre che ti fanno da sparring partner, ma ti fanno sudare ogni punto conquistato e anzi, non è raro che tali squadre, i punti te li tolgano di brutto, lasciandoti a riflettere con le tue incertezze. La Lazio ha moltissimi giovani e quindi il tifoso dovrebbe saper comprendere che questa rosa può dare tutto e può dare niente, che i giovani hanno un gran talento ma rimangono molto più instabili rispetto al giocatore che ha acquisito esperienza e quindi fa del rendimento costante la sua forza. Inzaghi ha portato questa ventata di ottimismo, di convinzione, di spensieratezza ma al tempo stesso consapevolezza, tutti ingredienti che hanno da subito coeso il gruppo e fatto si che si remasse a piene mani e testa, nella stessa direzione. Ci saranno momenti più difficili, lo sappiamo, ma Inzaghi saprà come uscirne, perché Simone pensa, riflette, studia, ascolta tutti, tutto con grande umiltà. La Lazio ha finalmente un allenatore pensate a 360 gradi e questo Inzaghi con il cuore e l’anima laziale, può davvero far ritornare l’entusiasmo ai tifosi e riportarli mano mano allo stadio e tifare questi colori che rappresentano il cielo sereno e non certo le nubi nere del temporale che da tropo tempo ormai attanaglia l’ambiente Lazio.

Diamo fiducia a lui e ai suoi ragazzi, proviamo a dargli sostegno incondizionato, proviamo a far sentire la nostra voce che trasmette quando vuole, il più bell’amore del mondo. Proviamo a tornare a ragionare da tifosi e non da soloni del calcio, e chi si professa “ disamorato per troppo amore”, che continui a leggere questa favola sterile passando le sue giornate dall’asilo nido alle pappette omogeneizzate. Noi siamo altro, NOI SIAMO LA LAZIO !!

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