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Inzaghi può essere il Ferguson della Lazio


(Giovedi 16 maggio 2019, ore 18,00)

La Lazio vince la sua settima Coppa Italia battendo per 2-0 l’Atalanta del tanto decantato e osannato Gasperini tanto che a un certo punto ho pensato che ci fosse Guardiola sulla panchina orobica.
Inzaghi ieri ha dimostrato agli scettici e ai quotidiani denigratori del suo operato, che non solo Simone è un bravo allenatore, un vincente, un predestinato sulla panchina della Lazio, ma è soprattutto un allenatore che studia capillarmente l’avversario di turno per fronteggiarlo al meglio delle possibilità che la sua rosa possa offrire. Nessuno nega che anche lo stesso Simoncino nostro nell’arco della stagione abbia commesso degli errori, si sono visti sul campo e quindi è giusto fare delle critiche su determinate situazioni in certe partite giocate. Ma parliamo di critiche costruttive, cioè atte a un confronto anche se indiretto con l’allenatore, per far si che Simone faccia comunque una riflessione libera sull’eventuale osservazione critica ricevuta. Anche lo stesso Inzaghi in conferenza stampa post match ha voluto ribadire che le critiche costruttive sono bene accette anzi, aiutano a crescere e a far prendere coscienza di alcune errori, ma al tempo stesso ci sono in giro critiche gratuite fatte da personaggi della comunicazione e di molti tifosi esperti di calcio (aggiungiamo noi) ma che all’atto pratico tutto sono meno che esperti anzi, dilettanti allo stato purissimo. La conferma dell’incompetenza tecnico tattica di alcuni tifosi “soloni del calcio” come mi piace definirli spesso, sta proprio all’interno della partita giocata ieri. Molti come al solito, imperniano tutto il loro castello di critica limitandosi a vedere la formazione iniziale, e se in tale formazione, vedono dei giocatori che “loro” ( non il tecnico) reputano non adatti a giocare, ecco subito entrare in azione le rotative dell’ufficio sentenze sommarie, e stampano ciò che la “corte suprema dell’incompetenza calcistica”  emette come giudizio definitivo e insindacabile. Ieri Inzaghi ha smascherato questi finti tecnici, finti tifosi, finti esperti di calcio. Non appena è stata diramata la formazione ufficiale, apriti cielo, c’era Marusic a destra al posto di Romulo !! Mamma mia, ho letto di tutto e di più con tanto di insulti gratuiti al tecnico reo di essere ottuso e piu duro del Tek. Peccato però che tatticamente la scelta sul campo, che è l’unico giudice supremo che non mente mai, ha decretato invece quanto fosse stata giusta tale mossa tattica proprio in funzione delle caratteristiche del gioco atalantino e dei suoi orchestrali. Marusic infatti  ha svolto un lavoro decisamente sporco e poco appariscente agli occhi spartani e superficiali del tifoso “esperto” che infatti ha subito cominciato a giudicarlo negativamente perché “ non spinge mai…” “ sbaglia i passaggi…”
“torna indietro e mai avanti…” e così via all’infinito. In realtà la mossa Marusic ha avuto un ruolo fondamentale nell’economia del risultato finale della Lazio. Inzaghi ha voluto togliere la principale caratteristica all’Atalanta e cioè le scorribande sulle fasce che permettono all’ariete Zapata di sfruttare a pieno il lavoro di squadra. Grande raddoppio sulle fasce quindi con giocatori veloci, di fiato, e anche di fisico. Questa miscela ha consentito ai centrocampisti di concentrarsi sulle fonti di gioco del bergamaschi e cioè Ilicic e Gomez. Non è un caso che i due giocatori nerazzurri siano stati pressati sempre anche con falli duri dal centrocampo biancoceleste proprio per non permettere a loro di imbastire trame offensive ne tra linee e ne sulle fasce. In tutta la partita l’Atalanta non è mai riuscita ad arrivare sul fondo e crossare o a fare i suoi soliti duetti a tre quarti di lato per far andare dentro le ali che in area creino pericoli per la maggior parte dei casi, letali. Anche le imbucate centrali non sono state consentite e l’Atalanta si è resa pericolosa solo su poche situazioni da fermo dove ha potuto crossare liberamente. Inzaghi praticamente come si dice in gergo “gliel’ha incartata” e Gasperini durante la partita si è affannato a cambiare la disposizione dei suoi giocatori ma senza ottenere  mai la soluzione desiderata perché Simoncino nostro aveva previsto anche questo e i suoi uomini in campo già sapevano cosa fare nei casi che l’allenatore della Lazio insieme al suo staff tecnico avevano previsto, studiato e disinnescato. La Lazio non ha pressato molto alta ma era estremamente corta senza mai concedere spazio tra le linee a Gomez e senza concedere fraseggi stretti a Ilicic che era sempre costretto ad inventarsi dribbling improbabili per cercare spazi. Zapata senza i rifornimenti abituali non ha potuto in alcun modo essere incisivo a Acerbi in quelle poche volte che ha preso palla il colombiano, lo ha reso innocuo. Luis Felipe sulla parte destra non ha concesso nulla al bergamasco di turno intervenendo con grande sicurezza e determinazione. Bastos non stava giocando male fino alla sua ammonizione, dopo però ha cominciato ad andare in difficoltà e Inzaghi stavolta, memore delle esperienze passate, ha subito cambiato l’angolano e messo Radu riottenendo la determinazione ed efficacia sulla sinistra. A centrocampo Leiva è stato semplicemente devastante e Parolo ha corso come un dannato consentendo a Luis Alberto di andare a dialogare con Correa e Immobile. Ciro corre tanto, lavora tanto, non molla mai, non si conserva mai e dispiace molto che in questo periodo non riesca a trovare la via del gol che si sa, per un attaccante, è la panacea di tutti i malanni. Sono convinto che Immobile già lunedi prossimo contro il Bologna tornerà al gol e si rasserenerà definitivamente. Capitolo a parte Correa, giocatore che in una partita è sempre determinante con i suoi strappi, con le sue giocate, con i suoi dialoghi. Non sta facendo rimpiangere Felipe Anderson perché il nostro Filippetto era geniale si, ma spesso, si nascondeva e nella partita non lo trovavi più. Pochi sono stati i match dove Anderson ha trascinato la squadra, troppa discontinuità. Correa al suo primo anno, pur non segnando molto (magari riuscisse ad avere una media gol più alta), ogni volta che è stato in campo, non è mai uscito dalla partita e ha dato sempre la sensazione di poter riuscire ad inventare la soluzione vincente. Inzaghi quindi ha smentito chi sosteneva che non fosse capace con la studio, la conoscenza tattica, la conoscenza psicologica. Ha saputo motivare i suoi ragazzi, gli ha saputo inculcare lo spirito guerriero della Lazio, la sofferenza eterna che ci accompagna ma che al tempo stesso ci permette di non abbassare mai la guardia e di stare sempre pronti a tutto contro tutto e contro tutti. Questa vittoria è di Inzaghi, è di questa rosa molto spesso bistrattata, insultata, è della dirigenza che quotidianamente riceve offese, è per tutti quei tifosi che ieri erano li a sostenere la squadra, i colori, la storia. Tutti i tifosi laziali oggi devono sentirsi orgogliosi di questa vittoria anche se comprendo perfettamente il rammarico per non aver centrato un posto Champions che mai come quest’anno, era alla portata. Però ora siamo comunque in Europa League ai gironi, abbiamo vinto un’altra coppa Italia, a dicembre giocheremo un’altra finale di supercoppa italiana  a Dubai contro la Juve e chissà che il finale di campionato non riservi anche qualche altra sorpresina gradita.
Inzaghi resterà sulla panchina della Lazio, Lotito e Tare lo hanno ribadito convinti e senza indugi, però giustamente a mio avviso, Inzaghi questa volta per continuare, vuole maggiori garanzie tecniche. Il presidente al termine della gara ha annunciato che ora bisogna fare progetti internazionali dove la Lazio deve entrare stabilmente nell’Europa che conta. Speriamo che dopo tante promesse dette e mantenute concretamente poco , finalmente Lotito si sia convinto che ora la Lazio nel calcio di oggi, per far si che ci sia una crescita vera, deve necessariamente salire più su come livello e quindi servono investimenti giusti, giocatori giusti. La Lazio ora in queste ultime due partite dovrà far giocare tutti i giocatori che hanno giocato poco o nulla. Questi due match serviranno proprio per una verifica di chi nella prossima stagione dovrà fare le valigie e chi potrà continuare l’avventura biancoceleste, penso a Neto a Jordao, a Durmisi a Badelj, a Guerrieri. Inzaghi dovrà essere il nostro Ferguson, chi meglio di lui.

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